Amministratori di società quali responsabilità parte seconda

Amministratori di società quali responsabilità parte seconda

Srl – Spa – responsabilità civile e penale

 


 

Responsabilità civile verso i creditori sociali

Tra i doveri degli amministratori di una società rientra quello di conservare l’integrità del patrimonio sociale, cioè di tutti i beni mobili e immobili di cui è titolare la società. La consistenza del patrimonio sociale risente della gestione della società: può aumentare o diminuire in base ai guadagni o alle perdite conseguiti.  Un comportamento poco diligente degli amministratori può incidere moltissimo sullo stato del patrimonio sociale. E’ il caso dell’amministratore che non abbia provato ad interrompere l’attività che ha eroso il patrimonio sociale fino a renderlo insufficiente per procedere al pagamento delle somme dovute al creditore sociale. In questi casi, l’amministratore è essere chiamato a risarcire le perdite del patrimonio sociale causate dal suo comportamento non diligente, mentre non sarà chiamato a risarcire le eventuali ulteriori perdite che il patrimonio sociale avrebbe comunque registrato con una gestione attenta della società.
Ad avere interesse alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale sono quindi i “creditori sociali”, cioè quei soggetti che vantano un credito nei confronti della società che potrebbe non essere soddisfatto laddove il patrimonio sociale sia eccessivamente ridotto (ad esempio per troppe perdite rispetto ai guadagni). Si prenda come esempio il fornitore di una società che agisca perché il patrimonio sociale si è ridotto così tanto da non essere più sufficiente a fargli ottenere il pagamento dei servizi o delle merci fornite.

Nei confronti dell’amministratore sociale che abbia violato l’obbligo di conservare l’integrità del patrimonio sociale, i creditori sociali possono esperire l’azione di responsabilità, dimostrando che:

l’amministratore abbia violato un obbligo relativo alla conservazione del patrimonio sociale;
il patrimonio sociale sia insufficiente a soddisfare il creditore sociale;
l’insufficienza del patrimonio sociale sia diretta conseguenza della condotta dell’amministratore (nesso causale).
I creditori sociali possono agire nei confronti degli amministratori ritenuti responsabili  [7] solo quando il patrimonio sociale risulti insufficiente a soddisfare i loro crediti. Prima di allora, infatti, non si configura alcun danno. L’azione è proponibile entro cinque anni dal verificarsi dell’insufficienza del patrimonio sociale .

Responsabilità civile verso i singoli soci o i terzi

L’elemento comune della responsabilità verso la società e verso i creditori sociali è che, in entrambi i casi, il danno è stato prodotto nei confronti della società. Cosa accade, però, se l’attività di gestione dell’amministratore danneggia illegittimamente un singolo socio o soggetti estranei alla società senza che la società subisca alcun danno o nel caso in cui essa riceva addirittura un vantaggio?

Anche in questo caso (tanto nelle S.r.l. quanto nelle S.p.A.) è possibile configurare una forma di responsabilità dell’amministratore della società, che può essere chiamato a risarcire il danno causato al patrimonio dei singoli soci o di soggetti terzi. Ad esempio, tale forma di responsabilità si configura nel caso in cui siano diffusi dati falsi sulla situazione economico-finanziaria di una società che abbiano inciso sul diritto dei terzi di poter scegliere consapevolmente le dove investire il proprio patrimonio, producendo un danno patrimoniale nei loro confronti.

Il terzo o il singolo socio può esperire l’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore, provando:

l’esistenza di una condotta dolosa o colposa in violazione della legge o dello statuto;
l’esistenza danno nei confronti del patrimonio del singolo socio o di un soggetto terzo;
collegamento diretto tra condotta dell’amministratore e danno (nesso causale).

L’azione è esperibile entro cinque anni dal momenti in cui la condotta risulti percepibile all’esterno e può essere esperita dal socio o dal terzo anche dopo la dichiarazione di fallimento.

L’amministratore sarà tenuto a risarcire solo il danno derivante dagli atti dolosi o colposi degli amministratori e non i danni derivanti dall’insufficienza del patrimonio societario, cioè i danni prodotti “di riflesso” rispetto ad un danno nei confronti del patrimonio sociale. Questo perché il diritto alla conservazione del patrimonio sociale appartiene unicamente alla società e non può essere azionato dal singolo socio.

 

Responsabilità penale dell’amministratore di società

Un comportamento poco diligente degli amministratori può rilevare anche sul piano penale. Ciò accade quando la condotta degli amministratori rappresenti ipotesi di reati commessi nella gestione delle società. Si tratta di reati previsti dal codice penale, da leggi speciali e anche dal codice civile quasi tutti accomunati dal fatto che siano commessi volontariamente per ottenere un vantaggio personale (dolo) da parte dell’amministratore che li abbia compiuti.

Ad esempio, costituiscono reato:
le false comunicazioni sociali;
l’ostacolo all’esercizio del potere di controllo e revisione legalmente conferito ai soci;
la restituzione indebita dei conferimenti;
l’agiotaggio, cioè quella forma di speculazione sulle variazioni dei costi di certe merci divulgando informazioni riservate o notizie false per alterare le quotazioni di una società e trarne vantaggio a danno di altri soggetti;
la dichiarazione fiscale fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;
la ripartizione illegale degli utili e delle riserve;
la formazione fittizia del capitale;
la rivelazione di segreto professionale.
il concorso in bancarotta fraudolenta;
il ricorso abusivo al credito;
la denuncia di crediti inesistenti;
la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte;
la formazione fittizia di capitale.
In tutte le ipotesi, gli amministratori possono incorrere in sanzioni amministrative pecuniarie o, nei casi più gravi, nella reclusione.
Ad esempio, l’amministratore che ostacola lo svolgimento delle attività di controllo o revisione, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 10.329 Euro o, nel caso in cui tale comportamento abbia danneggiato i soci, con la reclusione fino ad un anno.