Amministratori di società quali responsabilità parte prima

Amministratori di società quali responsabilità parte prima

verso i soci – i terzi – la società


 

Società: quali responsabilità gravano sugli amministratori? I doveri che incombono sugli amministratori nelle S.p.A. e nelle S.r.l. e le tre forme di responsabilità: verso la società, verso i creditori e verso i soci o terzi.
Essere nominati amministratori di una società per azioni o di una società a responsabilità limitata implica una serie di responsabilità, tra cui il rispetto di obblighi imposti dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto della società e, più in generale, dalla diligenza richiesta dal compito di gestire e rappresentare una società. Il rispetto di tali obblighi contribuisce a far sì che la società funzioni correttamente e svolga regolarmente la sua attività. La loro violazione può avere conseguenze negative sia per la società, sia per altri soggetti (creditori sociali, singoli soci, terzi) e, di conseguenza, l’amministratore potrebbe essere chiamato a rispondere degli eventuali danni derivanti dal suo comportamento poco diligente. Ti starai chiedendo, quindi, quali siano questi obblighi e cosa può accadere nel caso in cui siano stati violati. In questo articolo ti aiuterò a capire qualcosa in più sul ruolo dell’amministratore. In particolare, proverò a rispondere ad alcuni interrogativi sull’essere amministratore di società: quali responsabilità? Che tipo di conseguenze può subire nel caso venga meno ai suoi doveri?

Nel contesto di una società, gli amministratori sono i soggetti a cui è affidata la gestione e la direzione dell’attività imprenditoriale; nonché la rappresentanza della società. In tale attività, gli amministratori devono rispettare gli obblighi previsti dalla legge o dallo statuto per garantire il funzionamento della società e una gestione diligente della medesima.

Tra gli obblighi per il funzionamento della società rientrano, ad esempio:

la deliberazione sulla gestione sociale;
la convocazione dell’assemblea e la fissazione dell’ordine del giorno;
la redazione del bilancio d’esercizio da presentare all’assemblea per l’approvazione;
l’esecuzione della volontà assembleare;
la tenuta delle scritture contabili;
la rappresentanza della società di fronte ai terzi e in giudizio.
Gli obblighi relativi alla gestione sono finalizzati a permettere il raggiungimento dello scopo per cui la società è stata costituita (scopo sociale). Si tratta di obblighi finalizzati a dotare la società di un assetto organizzativo e contabile adeguato. Tra di essi rientrano, ad esempio, l’individuazione e l’adozione di misure idonee richieste dalla legge in vari settori (sicurezza sul lavoro, ambiente, privacy, antiriciclaggio, prevenzione dei reati societari).
Il rispetto degli obblighi di gestione è valutato secondo due criteri:
la “business judgement rule”, secondo cui, pur essendo insindacabili, le scelte degli amministratori possono essere ritenute illegittime se, valutando il momento in cui sono state prese, risultino manifestamente avventate ed imprudenti;
la diligenza professionale.
Le funzioni di gestione possono essere svolte indistintamente da tutti gli amministratori della società o essere oggetto di apposita delega. Nell’esercizio di tali funzioni, gli amministratori sono tenuti ad adempiere ai doveri specificamente individuati dalla legge e dallo statuto, nonché al dovere di amministrare con lealtà e diligenza.

 

Cosa rischia l’amministratore se viola gli obblighi imposti?

L’amministratore di una società viola i doveri imposti dalla legge o dallo statuto quando si comporta in maniera diversa o opposta rispetto a quanto richieste. Le conseguenze di tale comportamento possono rilevare su due piani distinti:
sul piano della responsabilità civile, con l’obbligo di risarcire il danno patrimoniale cagionato ad altri soggetti;
sul piano della responsabilità penale, con la possibilità di essere condannati al pagamento di sanzioni amministrative pecuniarie o, nei casi più gravi, alla reclusione;

 

Responsabilità civile dell’amministratore di società

La principale conseguenza di un comportamento poco diligente dell’amministratore è l’obbligo di risarcire il danno che tale comportamento può aver arrecato ad altri soggetti. Si tratta della responsabilità civile, in forza del quale se è venuto meno ai suoi doveri per dolo o per colpa (ad esempio per un vantaggio personale o pur avendo la possibilità di comportarsi diversamente), l’amministratore è tenuto a risarcire il danno al patrimonio di altri soggetti derivante dal suo comportamento poco diligente. Ad esempio, se continua l’attività di gestione e non convoca l’assemblea nel caso di perdite che riducano il capitale sociale di oltre un terzo o al di sotto del minimo legale, l’amministratore sarà tenuto a risarcire le somme pari alle perdite ulteriori che non si sarebbero prodotte se avesse tempestivamente convocato l’assemblea.
La responsabilità degli amministratori è solidale. Ciò significa che se un amministratore viola tali obblighi, ne rispondono anche gli altri e ciascuno di essi può essere chiamato a risarcire l’intero danno subito dalla società, salvo che gli altri amministratori dimostrino di essersi attivati per impedire la condotta illegittima o per limitarne gli effetti (ad esempio facendo annotare subito il suo dissenso rispetto alla violazione nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio e informando per iscritto il presidente del collegio sindacale).

La natura dell’incarico e le specifiche competenze incidono sempre sulla responsabilità degli amministratori. Ad esempio c’è differenza tra gli amministratori delegati e amministratori “non esecutivi”, dato che questi ultimi hanno poteri più ristretti, meno compiti ed una retribuzione inferiore e, pertanto, la loro responsabilità sarà configurabile in misura più ristretta. Allo stesso modo, gli amministratori privi di delega nelle S.p.A. non possono essere chiamati a rispondere di  omessa vigilanza, dato che su di loro è previsto un obbligo di agire informati.

A seconda del soggetto che subisce le conseguenze negative del comportamento imprudente dell’amministratore, è possibile distinguere tre ipotesi di responsabilità civile:

responsabilità civile verso la società;
responsabilità civile verso i creditori sociali;
responsabilità civile verso i singoli soci o soggetti terzi.

Responsabilità civile verso la società
La prima forma di responsabilità è quella prevista nei confronti della società: l’amministratore è tenuto a risarcire i danni subiti dalla società in conseguenza del mancato rispetto degli obblighi previsti dalla legge e dallo statuto. Ad esempio, l’amministratore, dovendo valutare il generale andamento della gestione della società, hanno l’obbligo di segnalare i rischi derivanti da un investimento eccessivamente rischioso per la società, cercando di scongiurare le relative conseguenze dannose attraverso i loro poteri di amministratori (ad esempio convocando l’assemblea). Se non lo fanno, possono essere chiamati a risarcire con il proprio patrimonio le perdite che la società non avrebbe subito se si fossero attivati tempestivamente.

La società danneggiata dal comportamento poco diligente può esperire nei confronti degli amministratori l’azione sociale di responsabilità“, dimostrando la compresenza dei seguenti elementi:

violazione degli obblighi di legge, degli obblighi statutari o dell’obbligo di diligenza da parte dell’amministratore;
produzione di un danno nei confronti della società;
collegamento diretto tra la condotta dell’amministratore e il danno prodotto (nesso causale).

L’azione sociale di responsabilità è promossa entro cinque anni dalla cessazione della carica dell’Amministratore che ha messo in atto la violazione in danno della società. I soggetti che possono promuoverla sono:

la società stessa, previa deliberazione dei soci;
il collegio sindacale, con deliberazione adottata da almeno due terzi dei suoi componenti, nel caso delle società per azioni;
una minoranza qualificata dei soci ( azione dei soci di minoranza). Ad esempio, nelle S.p.A. l’azione può essere proposta dai soci che rappresentino almeno un quinto del capitale sociale o una diversa misura prevista dallo statuto. Per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, è sufficiente che i soci rappresentino un quarantesimo del capitale sociale o la minore misura prevista nello statuto.
Nel caso in cui la società sia sottoposta a fallimento, l’azione può essere proposta esclusivamente dal curatore fallimentare.