Ciclista cade per crepa sulla strada si al risarcimento

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Ciclista cade per crepa sulla strada si al risarcimento
Diritto risarcimento – obbligo di manutenzione e vigilanza

 


 

L’azione era stata proposta davanti al Giudice di Pace di Chieti, da un ciclista che mentre era a bordo del suo velocipede, percorrendo un tratto di strada di proprietà dell’ente convenuto in giudizio, cadeva rovinosamente a terra a causa di una “insidia” posta sull’asfalto
Dalla documentazione fotografica versata in atti era emerso che il manto stradale fosse segnato da “una profonda incisione longitudinale, che terminava ad angolo retto rispetto al senso di marca, vicino a due grossi giunti d’acciaio perpendicolari”. Anche il perito, nominato consulente tecnico d’ufficio, aveva accertato che la frattura dell’asfalto fosse ubicata proprio al centro della corsia di marcia e che dunque, vi era compatibilità tra i danni lamentati dal ciclista e la dinamica del sinistro.

A norma dell’art. 2051 c.c., in forza del quale ciascuno è responsabile delle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito, l’ente proprietario della strada deve rispondere dei danni provocati all’attore.

Ed invero, nel caso in esame tale circostanza “fortuita” non era stata né specificata, né tanto meno provata.

 

La responsabilità dell’ente proprietario della strada

 

È noto, inoltre, come l’art. 14 del codice della strada disciplinante “Poteri e compiti degli enti proprietari delle strade” stabilisce che questi ultimi, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono:

a) alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi;

b) al controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze;

c) alla apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta.

2-bis. Gli enti proprietari delle strade provvedono altresì, in caso di manutenzione straordinaria della sede stradale, a realizzare percorsi ciclabili adiacenti purché realizzati in conformità ai programmi pluriennali degli enti locali, salvo comprovati problemi di sicurezza.

Non vi erano dubbi, allora, per affermare la responsabilità civile della convenuta e, neppure vi erano ragioni per attribuire al danneggiato un concorso di colpa ai sensi dell’art. 1227 c.c.

La domanda è stata pertanto, ritenuta fondata ed accolto il risarcimento del danno, quantificato nella somma di 4.500 euro come indicato nella relazione del CTU.

A detta del giudice adito, quest’ultimo aveva spiegato nel suo elaborato in modo specifico e particolareggiato le ragioni delle sue conclusione facendo applicazione anche dei coefficienti di vetustà del mezzo.