Legittima difesa cosa prevede la riforma al codice penale

Legittima difesa cosa prevede la riforma al codice penale
Difesa – penale – limiti e novità

 


 

 

Approvato in via definitiva il disegno di legge sulla legittima difesa. Cosa prevede la riforma Salvini.
Con 201 voti favorevoli, 38 contrari e 6 astenuti, anche l’Assemblea di Palazzo Madama, giovedì 28 marzo, ha approvato in via definitiva il ddl in materia di legittima difesa, già approvato dal Senato lo scorso 24 ottobre, in testo unificato e quindi dalla Camera dei deputati (con 373 voti favorevoli, 104 contrari e 2 astenuti).
La Commissione Giustizia, mercoledì 13 marzo, ne aveva concluso l’esame, avviato il 12 marzo, conferendo mandato al relatore, sen. Ostellari, a riferire in Aula sul testo come trasmesso dalla Camera e a richiedere di svolgere la relazione orale.
Il DDL reca “Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa” .

 

La modifica legislativa prevede, all’articolo 1, che, in caso di violazione di domicilio, la legittima difesa sussiste sempre per colui che respinge l’intrusione posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica.
Il testo dell’art. 52 del codice penale assume quindi il seguente tenore.

 

Art. 52 Difesa legittima

 

[I]. Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.
[II]. Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste sempre il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o la altrui incolumità;
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione .
[III]. Le disposizioni di cui al secondo e al quarto comma si applicano anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.
[IV] Nei casi di cui al secondo e al terzo comma agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone
L’articolo 2 integra l’eccesso colposo, escludendo la punibilità se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità ha agito in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto. A seguire il testo modificato dell’art. 55 (Eccesso colposo) del Codice Penale

 

 

Art. 55 Eccesso colposo

 

[I]. Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’Autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.
[II] Nei casi di cui ai commi secondo, terzo e quarto dell’articolo 52, la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incollumità ha agito nelle condizioni di cui all’articolo 61, primo comma, numero 5), ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto.
L’articolo 3, intervenendo nel modificare l’art. 165 del Codice Penale in materia di sospensione condizionale della pena, prevede che, nei casi di cui all’art. 624-bis c.p. (furto in abitazione e furto con strappo) la sospensione condizionale della pena sia comunque subordinata al pagamento integrale dell’importo dovuto per il risarcimento del danno della persona offesa.

Il ddl, composto di 9 articoli, prevede anche un aumento delle pene per reati legati alla violazione di domicilio:
Art. 624-bis c.p. (Furto in abitazione e furto con strappo) pena attuale da tre a sei anni elevata come segue:  pena base da quattro a sette anni; in presenza di aggravanti specifiche (3 comma) da cinque a dieci anni e multa da euro 1.000 a euro 2.500) ;
Art. 628 c.p. (Rapina) pena base elevata da quattro a cinque anni; aggravanti specifiche (3 comma) pena detentiva elevata a sei anni (attuali 5) e pena pecuniaria elevata come segue: da € 2.000 a € 4.000 (attualmente € 1.290 a € 3.098); (4 comma) pena detentiva elevata a sette anni (attuali 6) e pena pecuniaria elevata come segue: da € 2.500 a € 4.000 (attualmente da € 1.538 a € 3.098).