Malasanità: danni intervento da evitare

Malasanità: danni intervento da evitare
Errori medici – risarcimento danni – malpractice – Corte di Cassazione, 29.01.2018, n. 2060

 


 

Il Caso

 

Tutti responsabili – struttura sanitaria, chirurghi ed anche il secondo aiuto – se l’intervento chirurgico è andato male a causa di un comportamento sanitario imprudente, consistito nell’aver sottoposto la paziente ad una operazione non urgente di protesi all’anca senza averne prima verificato le condizioni generali. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza 2060 di oggi, chiudendo definitivamente il caso di una donna operata nel 1994 e morta l’anno seguente senza essersi mai ripresa. La paziente era stata sottoposta ad un ingente “auto prelievo” in vista dell’intervento, senza però che i sanitari avessero verificato le ragioni per cui i valori del sangue risultavano alterati. Soltanto ad intervento concluso si era scoperto che era positiva all’Hiv e dunque la prudenza avrebbe imposto di non fare l’operazione. I giudici di legittimità in una corposa sentenza ripercorrono i principi più importanti in tema di responsabilità medica fornendo interessanti precisazioni sul ruolo dell’aiuto in sala operatoria.

 

 

La Cassazione spiega che «rientra negli obblighi di diligenza che gravano su ciascun componente di una equipe chirurgica, sia esso in posizione sovra o sottordinata, quello di prendere visione, prima dell’operazione, della cartella clinica del paziente contenente tutti i dati atti a consentirgli di verificare, tra l’altro, se la scelta di intervenire chirurgicamente fosse corretta e fosse compatibile con le condizioni di salute del paziente». «Deve in conseguenza escludersi – prosegue la decisione – che la diligenza del componente dell’equipe medica in posizione sottordinata si limiti al mero svolgimento delle mansioni affidate senza che sia necessaria una preventiva acquisizione di consapevolezza delle condizioni del paziente nel momento in cui questo viene sottoposto ad operazione».

 

 

Dunque, anche il “secondo aiuto” di una equipe medica è responsabile «per il principio di controllo reciproco che esiste in relazione al lavoro in equipe, secondo il quale l’obbligo di diligenza concerne non solo le specifiche mansioni, ma anche il controllo sull’operato e sugli errori altrui che siano evidenti e non settoriali». In particolare, continua la decisione, dal professionista che faccia parte sia pure in posizione di minor rilievo di una equipe «si pretende pur sempre una partecipazione all’intervento chirurgico non da mero spettatore ma consapevole e informata, in modo che egli possa dare il suo apporto professionale non solo in relazione alla materiale esecuzione della operazione, ma anche in riferimento al rispetto delle regole di diligenza e prudenza ed alla adozione delle particolari precauzioni imposte dalla condizione specifica del paziente che si sta per operare». Mentre per andare esente da responsabilità egli deve manifestare apertamente il proprio dissenso, senza però dover rispettare forme particolari.

 

 

Per quanto riguarda i due medici che hanno «direttamente» operato, la responsabilità non deriva da una «errata esecuzione dell’intervento chirurgico», ma da un «comportamento negligente, di non attenta verifica preliminare delle condizioni fisiche in cui versava la paziente, individuabile a mezzo degli esami del sangue, che aveva condotto ad una errata scelta clinica, la scelta appunto di intervenire chirurgicamente, benché non si trattasse di una operazione necessaria né urgente, su una paziente in condizioni fisiche alterate, provocandole una perdita di chances di sopravvivenza a fronte della patologia dalla quale era già affetta».

 

 

Infine, conclude la Corte, la responsabilità della struttura sanitaria non può essere limitata alle «prestazioni alberghiere», dal momento che col pagamento del corrispettivo nascono anche «obblighi di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell’apprestamento di tutte le attrezzature necessarie, anche in vista di eventuali complicazioni od emergenze». E ciò a prescindere dal rapporti di subordinazione col medico ed anche se la scelta del professionista è stata fatta dal paziente.