No assegno mantenimento con nullità ecclesiastica

No assegno mantenimento con nullità ecclesiastica
Delibazione sentenza – no assegno – scioglimento vincolo coniugi – Corte Cassazione del 14 maggio 2018, n. 1153

 


 

 

L’obbligo dell’assegno di mantenimento, stabilito in sede di separazione dei coniugi, viene meno nel caso di delibazione delle sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario, anche se la sentenza di separazione è passata in giudicato. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, ordinanza 11553 del 14 maggio 2018, accogliendo il ricorso dell’ormai ex marito che aveva chiesto la revoca dell’assegno di 250 euro mensili non appena la Corte di appello aveva reso efficace la sentenza ecclesiastica. La Suprema corte arriva al punto dopo una complessa argomentazione che fissa una sostanziale differenza tra assegno di mantenimento, che presume la vigenza del matrimonio, ed assegno di divorzio, basato invece su di un dovere di solidarietà tra ex coniugi ormai ”persone singole”.

 

 

Per la Cassazione, dunque, stanti gli effetti sostanziali del giudicato, va ribadita l’intangibilità dell’assegno di divorzio (n. 4292/2001). A questo principio, prosegue la decisione, si è attenuta la Corte di appello di Napoli secondo cui «l’attribuzione di efficacia civile alla sentenza ecclesiastica di invalidità del vincolo coniugale, intervenuta dopo la pronuncia di separazione, non incide sulle statuizioni economiche accessorie al provvedimento di separazione sulle quali si sia già formato il giudicato». «Tale affermazione – argomenta la Cassazione – non merita, però, condivisione, atteso che l’equiparazione, così realizzata, non tiene conto della sostanziale diversità del contributo in favore del coniuge separato dall’assegno divorzile, sia perché fondati su presupposti del tutto distinti, sia in quanto disciplinati in maniera autonoma ed in termini niente affatto coincidenti». La separazione personale dei coniugi, infatti, non elide, anzi presuppone, la permanenza del vincolo coniugale, sicché il dovere di assistenza materiale, nel quale si attualizza l’assegno di mantenimento, conserva la sua efficacia e la sua pienezza. Al contrario col divorzio «il rapporto patrimoniale si estingue» e l’assegno, condizionato al riconoscimento della mancanza di mezzi adeguati da parte del coniuge, trova il suo fondamento in un dovere di «solidarietà economica» richiesto ad entrambi gli ex coniugi «quali persone singole», ed a tutela del più debole (da qui sia la natura assistenziale che la doverosità della prestazione).

 

 

Dunque, continua la Corte, per quanto soltanto il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio «fa venir meno il vincolo matrimoniale» e lo «stato di separati», «è innegabile» che tale vincolo «venga meno anche – ed eventualmente ancor prima della definitiva decisione concernente il divorzio, se rispetto ad essa anteriore – allorquando sia resa efficace nello Stato italiano, attraverso il relativo procedimento di delibazione, la sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario».

 

  • Infatti, «a fronte del travolgimento del presupposto (permanenza del vincolo coniugale) dell’assegno di mantenimento, non possono resistere le statuizioni economiche contenute nella sentenza di loro separazione, benchè divenuta cosa giudicata». Del resto sarebbe «irragionevole – cosi dovendosi escludere qualsivoglia violazione dei principio dell’intangibilità del giudicato – che possano sopravvivere pronunce accessorie al venir meno della pronuncia principale». «Non si tratta, dunque – conclude la Cassazione -, di stabilire se la sopravvenienza della delibazione della pronuncia ecclesiastica di nullità matrimoniale costituisca, o meno, giustificato motivo per la modifica de provvedimento relativo all’assegno di mantenimento riconosciuto in sede di separazione personale, quanto, piuttosto, di prendere atto del fatto che, una volta dichiarata l’invalidità originaria del vincolo matrimoniale, vengono meno il presupposto per il riconoscimento di quell’assegno e le statuizioni accessorie ad esso connesse e da esso inevitabilmente dipendenti».