Obbligo del padre a vedere il figlio

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Obbligo del padre a vedere il figlio

doveri genitore – diritto al risarcimento danni – violazioni degli obblighi

 

Fare i genitori non è una facoltà, ma un dovere. Nel momento in cui nasce un figlio scattano una serie di obblighi, in capo ai genitori, cui non si può rinunciare neanche se c’è il consenso dell’altro o del figlio minore stesso. Ad esempio, il padre di una coppia non sposata è obbligato a riconoscere il proprio figlio: se non lo fa, la madre o il ragazzo possono agire contro di lui, chiedere in causa la prova del dna, e ottenere l’accertamento della paternità;  se l’uomo rifiuta l’analisi del sangue (posto che non lo si può costringere fisicamente al prelievo), il giudice può riconoscere in tale comportamento (se privo di giusta causa) una sorta di “tacita ammissione” e quindi dichiara ugualmente la paternità. Ancora: il genitore separato è tenuto a contribuire al mantenimento del figlio e a versare l’assegno fissato dal giudice finché questi non raggiunge una sua indipendenza economica. Ma non c’è solo il denaro. Tra gli obblighi del genitore (divorziato) c’è anche quello di «fare il genitore» ossia di essere presente, vedere il figlio nelle date prefissate dal giudice, partecipare alla sua vita di tutti i giorni. Insomma, se anche non si può imporre a una persona di amare il proprio figlio, c’è l’obbligo quantomeno di farlo sentire amato. In caso contrario, scatta un maxi risarcimento del danno per la perdita dell’affetto. A ricordarlo è una recente sentenza del Tribunale di Roma  secondo cui – in linea con l’orientamento di tutti i giudici – è possibile obbligare un padre a vedere il figlio.

La mancanza di affetto comporta sempre uno scompenso nella crescita di un minore. Scompenso che deriva da un atto illecito, atteso il generale dovere di madre e padre di prendersi cura dei propri figli anche in caso di divorzio. Le cose infatti non cambiano se i minori vengono assegnati all’altro genitore. La divisione della coppia non può far venir meno i doveri genitoriali. Questo illecito viola uno dei principi costituzionali, quello alla tutela della famiglia. La conseguenza è che, nel caso del padre che nega la cura, l’istruzione e il mantenimento al figlio, oltre alle normali azioni previste dal diritto di famiglia (ad esempio il decreto ingiuntivo o il pignoramento dello stipendio per recuperare i soldi del mantenimento), c’è anche la possibilità di chiedergli un risarcimento per «danno non patrimoniale».

La giurisprudenza riconosce il risarcimento del danno non patrimoniale solo quando previsto dalla legge o in caso di lesione di interessi costituzionali, circostanza che – come detto – ricorre nel caso di specie. In altre parole, sebbene non si possa, almeno fisicamente, obbligare il padre a vedere il figlio, lo si può fare sotto minaccia di una azione legale di risarcimento del danno. Azione che può esperire anche il figlio, a distanza di numerosi anni, quando ormai divenuto maggiorenne. Il fatto di essere cresciuto senza l’assistenza del padre – assistenza economica e/o affettiva – gli consente di ottenere un congruo indennizzo. E non conta il fatto che, negli accordi tra i genitori, la madre abbia rinunciato a rivalersi contro l’ex coniuge o compagno: il figlio è titolare di un proprio interesse in difesa del quale può agire in qualsiasi momento.

Il padre che abbandona il figlio, in altri termini, si deve guardare non solo dalle azioni della madre, ma anche del figlio stesso. Secondo la sentenza in commento, la violazione dei doveri genitoriali può portare anche a un maxi risarcimento da pagare a chi l’ha subita.

«A seguito della decisione delle Sezioni unite della Suprema Corte del 2008 – ricorda il Tribunale di Roma – può essere disposta la risarcibilità del pregiudizio di natura non patrimoniale, quando il fatto illecito abbia violato in modo grave diritti inviolabili di una persona, che abbiano tutela costituzionale».

Le Sezioni unite avevano citato «il totale disinteresse del genitore nei confronti del figlio, estrinsecatosi nella violazione degli obblighi connessi alla responsabilità genitoriale (cura, istruzione, educazione e mantenimento)», precisando che ciò lede i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione e dalle norme di diritto internazionale, che riconoscono «un elevato grado di riconoscimento e tutela».
Nella vicenda di Roma, il Tribunale ha ritenuto provato che il padre ha violato i diritti fondamentali della figlia, «pur essendo a conoscenza del possibile legame di filiazione». Il giudice non ha ritenuto ammissibile il danno patrimoniale, per mancanza di prova specifica. Ma ha ritenuto raggiunta la prova del danno «al corretto sviluppo psicofisico», violato «dalla mancata presenza del genitore nel percorso evolutivo». Il danno deriva «dal dolore del figlio, dal suo turbamento, derivante dalla mancanza della figura paterna nell’arco della vita».

 

 

Ma come si calcola il danno non patrimoniale subito dal figlio abbandonato dal genitore?

Un genitore assente è come un genitore morto. Quindi bisogna prendere le tabelle del danno connesse al decesso di un genitore, diminuiti perché rispetto a questo caso il rapporto umano non è perduto per sempre. Il calcolo si basa sulle tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale in uso nel Tribunale di Milano o di Roma (in attesa delle tabelle uniche nazionali). Nel caso di specie, applicando i suddetti parametri, si è giunti ad una valutazione di 263.087,05 euro (compresi gli interessi). La somma senza interessi è stata poi abbattuta del 70% perché l’assenza dalla vita della figlia ne ha riguardato solo una parte.