Penale: prescrizione addio dal 1 gennaio 2020

Penale: prescrizione addio dal 1 gennaio 2020

 


 

 

Entrata dal 1° gennaio 2020, la legge di riforma della prescrizione. La nuova norma blocca il decorso dei termini di prescrizione, che si interromperanno dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, ma non ricominceranno più a decorrere. Una sospensione, dunque, a tempo indeterminato, che ha indotto molti a parlare di prescrizione abolita. Di fatto, da domani, diremo addio alla prescrizione, quella che abbiamo conosciuto fino ad oggi, ma potrebbe essere soltanto un arrivederci.

Tutto dipenderà dalle iniziative che il legislatore assumerà nel frattempo e ciò dipende dalle decisioni della politica, che sul punto stenta a trovare un accordo.

Il fatto è che la politica è divisa sugli effetti che la riforma in arrivo potrà comportare sui processi, e anche il mondo giudiziario è spaccato alla stessa maniera: i magistrati – come Bonafede e lo stesso premier Conte – non vedono pericoli di catastrofe in arrivo e così l’Anm ha dato il suo via libera, mentre gli avvocati – come il Pd, Italia Viva, l’opposizione a partire da Forza Italia – lanciano l’allarme dei processi che rischiano di diventare infiniti. Questo perché tenderanno a dilatarsi anziché, come oggi, avere uno sbocco prestabilito in tempi certi e i cittadini rimarranno imputati in eterno.

 

 

Tutte le opinioni sono possibili quando si parla di qualcosa che non si riesce a misurare. In effetti, prevedere l’impatto della riforma della prescrizione sull’intero sistema giudiziario e, oltretutto, in proiezione futura non è facile anche perché mancano i dati al punto che gli stessi avvocati, che nel mese di dicembre trascorso hanno proclamato un’astensione ed una lunga maratona oratoria hanno dovuto chiederli al ministro della Giustizia.

A fare i calcoli, però, ci ha provato stamattina il Sole 24 Ore, rivelando che la riforma eviterà la prescrizione di poco meno di un quarto dei processi che si estinguono per questo motivo fino ad oggi. Il quotidiano, basandosi sugli ultimi dati disponibili, riporta che «il numero complessivo di prescrizioni è in diminuzione, per la prima volta da 4 anni: nel 2017 infatti i procedimenti azzerati da prescrizione si è fermato a quota 125.564, vicino alle 123.078 del 2013, mentre nel 2016 erano state 136.888. Circa 10.000 in meno anno su anno, dunque, e con una finestra sul 2018, dove, nei primi 6 mesi, si sono azzerati 63.177 procedimenti. Ad aumentare sono però le prescrizioni che maturano in appello, quelle sulle quali maggiormente inciderà la riforma che sono passate dalle 25.748 del 2016 alle 28.125 del 2017 (15.845 nei primi 6 mesi del 2018). La fase delle indagini si conferma come quella più soggetta al rischio di estinzione del reato, ma il calo di quasi 10.000 prescrizioni riguarda proprio questa fase del procedimento penale».

Dunque, guardando ai numeri si vede che gli effetti ci saranno, ma più limitati di quanto si pensa; però, è proprio nel grado di appello, dove la riforma farà sentire di più la sua incidenza, che attualmente si registra la maggiore quantità di processi che sino ad oggi si estinguono per prescrizione dei reati. Ora che la prescrizione scompare, cosa succederà? È difficile prevederlo. Ma l’analisi numerica – oltretutto sviluppata in proiezione sui prossimi anni, partendo dai dati attuali riferiti agli anni passati – a un certo punto deve fermarsi e non può indagare anche sul “fattore umano“; molto dipenderà, dunque, dal comportamento dei magistrati e dal funzionamento, o dal malfunzionamento, della macchina giudiziaria. Certo è che la riforma della prescrizione non ha messo mano alla riforma degli apparati giudiziari e dei meccanismi processuali. Un’antica massima, di stampo pessimistico, diceva che il lavoro si dilata sino a riempire il tempo necessario per svolgersi. È una delle leggi di Murphy.